A giugno di quest’anno l’Autorità Garante della Privacy ha reso noto un Provvedimento di verifica preliminare con la quale ha autorizzato la Banca d’Italia all’utilizzo di sistemi di videosorveglianza intelligenti, in particolare per le funzioni di controllo ambientale con barriera allarme virtuale e zona di allarme virtuale, nonché di riconoscimento della presenza di persone. Già alcuni siti hanno illustrato il provvedimento, ma non tutti hanno compreso la portata e le conseguenze della nuova decisione del Garante. Va premesso che l’istanza della Banca centrale nazionale prevedeva un più ampio numero di funzioni innovative, tra le quali (si leggano in grassetto quelle già menzionate):

  1. lettura targhe e identificazione mezzi;
  2. motion detection digitale;
  3. controllo ambientale, riconducibile a:
    1. riconoscimento oggetto abbandonato;
    2. riconoscimento mancanza oggetto;
    3. barriera allarme virtuale;
    4. zona di allarme virtuale;
    5. conteggio;
    6. riconoscimento presenza persone;
  4. automazione accesso su chiamata citofonica.

Ora, l’Autorità ha preso in esame (consentendole) solo le funzionalità già indicate, mentre le altre sono state ritenute da non assoggettare alla verifica del Garante, quindi in pratica di libero utilizzo. Infatti l’Autorità ha ricordato che il Provvedimento generale sulla videosorveglianza del 2010 ha introdotto il concetto di sistemi di videosorveglianza c.d. intelligenti, che non si limitano a riprendere e registrare le immagini, ma sono in grado di rilevare automaticamente comportamenti o eventi anomali, segnalarli e, eventualmente, registrarli.

Questo perché in relazione alle funzioni di lettura targhe e identificazione mezzi, motion detection digitale, automazione accesso su chiamata citofonica e conteggio (punti 1, 2, 3, lett. e) e 4) non è prevista la generazione di allarmi; [ovvero – n.d.r.]in relazione alle funzioni di riconoscimento oggetto abbandonato e mancanza oggetto (punto 3, lett. a), e b)), che prevedono, rispettivamente, l’attivazione di un allarme se un oggetto viene abbandonato all’interno dell’inquadratura di una o più telecamere per un certo periodo di tempo e se un oggetto esistente viene rimosso dall’inquadratura, non riguardando persone, non comportano un trattamento di dati personali.

In sintesi, ne consegue che sono implementabili senza ulteriori difficoltà:
– il motion detection per risparmiare videoregistrazione (questa sembrerebbe essere la ’ratio’);
– per gli allarmi sugli oggetti, cioè non sulle persone;
– la lettura targhe per l’accesso dei mezzi;
– le automazioni su videocitofono.

In particolare, la decisione dell’Autorità sul motion detection è di rilevante portata.
Infatti la brochure illustrativa del Provvedimento sulla videosorveglianza, che all’epoca ha pubblicizzato lo stesso Garante, equiparava il motion detection ai sistemi intelligenti.

In conseguenza si era ritenuto che tale tecnologia andasse assoggettata a verifica preliminare. In effetti, di recente, ulteriori provvedimenti dell’Autorità avevano già ‘sbloccato’ l’utilizzo di tale tecnologia, ma il provvedimento sulla banca centrale è stato ben più rilevante. Ugualmente sulla lettura targhe la decisione presa è di rilevante portata.

Inoltre anche per questa funzione si era ritenuto che fosse necessario sottoporla a verifica preliminare. Ormai il problema è superato e al riguardo si apre un importante mercato fino ad oggi nel limbo.

Attenzione, però: in ogni caso tali funzioni non potranno essere associate ad allarmi connessi a persone, altrimenti esse ricadranno nella definizione di “sistemi intelligenti” e, in quel caso, sarà necessario sottoporli a verifica preliminare, ovvero ricercare casi analoghi che giustifichino tali applicazioni.