Recepiamo e condividiamo da  Prevenzione Rapine e Furti, quanto avevamo, peraltro, già avuto modo di evidenziare a fine 2013:

La crisi economica e la criminalità predatoria: famiglie, GDO e piccolo commercio sono nel mirino della malavita.

A fine giugno di quest’anno l’ISTAT e il CNEL anno presentato il secondo rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes 2014). Nella parte dedicata alla sicurezza, il rapporto segnala che negli ultimi anni sono aumentati i reati contro il patrimonio, in parte anche per effetto della crisi, mentre continuano a diminuire gli omicidi e i reati non patrimoniali in genere. Tra i reati denunciati, in particolare, vanno segnalati i furti in abitazione che hanno subito un’impennata nel 2012, con un aumento del 40% rispetto al 2010. Tale forte incremento riguarda tutte le ripartizioni: dal 30% in più nel biennio nel Nord-ovest, al 52% nelle Isole e al 61% nel Nord-est, che si conferma una terra fortemente affetta da questa problematica. Anche gli scippi e i borseggi denunciati sono in crescita rispettivamente del 40,5% e del 28,6% se confrontati con il 2010. Le rapine denunciate sono tornate a crescere dal 2011, raggiungendo quota 42.631 nel 2012. Sono soprattutto aumentate le rapine in abitazione (del 22,1% tra il 2011 e il 2012 e del 65,8% dal 2010), le rapine in strada (del 25,7% dal 2010) e quelle effettuate negli esercizi commerciali (+20,7% dal 2010), mentre si conferma il trend in diminuzione per le rapine in banca. Recentemente l’OSSIF dell’ABI ha confermato un ulteriore e drastico calo delle rapine in banca, passate a 271 nel primo semestre 2014 (sono dati freschissimi), rispetto ai 531 della prima metà del 2013. Seppure il numero complessivo degli sportelli attivi è leggermente calato, ne consegue un netto calo dell’indice di rischio, da 3,0 nel 2013, a 1,7 nel 2014 (dati primo semestre). Per inciso, sono in storico e netto calo gli omicidi, anche a sfondo mafioso (si veda la tabella). Ovviamente i dati forniti sono più completi di quelli commentati e il quadro della sicurezza, in Italia, è piuttosto articolato. Tuttavia come Prevenzione Rapine e Furti vogliamo presentarvi alcune, autonome, valutazioni. La crisi si è fatta sentire, non tanto ancora in termini di insofferenza sociale (non ci sono scontri di piazza, né crescono gli omicidi), quanto soprattutto economica. Non si è evidenziato, quindi, un generale aumento dei casi di violenza, ma la necessità di procurarsi denaro è evidente. Ma nel contempo il tessuto economico nazionale si è evoluto. Ad esempio, le misure adottate in termini di protezione degli sportelli bancari, da un lato, nonché il calo del circolante e la crescita della c.d. moneta elettronica, hanno reso poco appetibili le rapine in banca che però, ricordiamo, non sono affatto scomparse e restano al di sopra degli indici europei. Ma indicatori quali i furti e le rapine in appartamento, come in strada, dovrebbero fare riflettere. Soprattutto in termini di insicurezza complessiva del paese, non solo percepita ma anche reale. Le rapine negli esercizi commerciali, peraltro, sono un altro grave indicatore di rischio per il tessuto economico. In questo quadro, soffre soprattutto il Nord più del Sud (non vogliamo certo dimenticare le gravi ed endemiche problematiche di criminalità organizzata che partendo dal Sud si propagano fino al Nord Italia). Si tratta di nuovi scenari, che evidentemente presuppongono una nuova e più diretta attenzione alle tematiche della c.d. criminalità predatoria. Quali prospettive a medio termine? Settori quali quelli del piccolo commercio, da un lato, ma della grande distribuzione, dall’altro, sono altrettanto interessati? Parlando con gli operatori del settore la sensazione è palpabile. Ancora, quali risposte debbono pervenire sia da parte del settore pubblico che da quello privato? Nelle prossime settimane Prevenzione Rapine e Furti ritornerà sull’argomento, con alcuni approfondimenti tematici.