Un recente provvedimento della Corte di Giustizia europea ha riaperto il tema delle riprese effettuate per attività esclusivamente personali o nell’ambito di quelle domestiche.

Infatti, affrontando preliminarmente un caso sorto nella Repubblica Ceca, la Corte ha statuito che le riprese effettuate in abitazione da un privato, allo scopo di protezione della proprietà e della vita dei conviventi (ovvero della salute), qualora riprendano le limitrofe aree pubbliche, ricadono sotto l’ambito di applicazione della Direttiva 45/96, seppure è possibile escludere l’obbligo di ottenere il consenso degli interessati (si veda dopo).

Nel caso in questione, la Corte Europea si è pronunciata circa l’istanza di un cittadino aveva ricorso contro una sanzione comminatagli dal Garante Ceco, per avere installato un sistema di videosorveglianza (senza l’informativa e il consenso degli interessati) che eppure ha consentito di individuare e far perseguire alcuni dirimpettai che avevano più volte rotto le finestre dell’abitazione.

Secondo la pronuncia europea, in Italia, in caso analoghi come quello descritto, i sistemi TVCC installati nelle abitazioni potrebbero ricadere sotto le regole della normativa sulla Privacy, compreso il Provvedimento generale sulla videosorveglianza varato dal Garante per la protezione dei dati personali.

Ovviamente la materia è molto più complessa di quanto accennato e i riflessi potrebbero estendersi in vari campi, ma ora è importante concentrasi su questo aspetto, per spiegare meglio le possibili conseguenze.

Il Provvedimento sulla videosorveglianza, emesso nel 2010, nel rispetto della Direttiva Europea 45/96, ha ribadito che “L’installazione di sistemi … viene sovente effettuata da persone fisiche per fini esclusivamente personali. In tal caso va chiarito che la disciplina del Codice non trova applicazione qualora i dati non siano comunicati sistematicamente a terzi ovvero diffusi, risultando comunque necessaria l’adozione di cautele a tutela dei terzi…”. Sempre il Garante ha proseguito ricordando che “In tali ipotesi [i sistemi TVCC non soggetti alla normativa sulla Privacy – n.d.r.] possono rientrare … strumenti di videosorveglianza idonei ad identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati … oltre a sistemi di ripresa installati nei pressi di immobili privati…”.

Da quanto sopra, si è sempre desunto che il trattamento di dati per finalità personali non eccedesse le riprese effettuate nell’immediato perimetro esterno; anche perché, in passato, l’Autorità aveva sposato questa tesi in più circostanze (qui e qui – addirittura sempre in Italia c’è stato un altro caso quasi analogo a quello Ceco).

Ne conseguiva che i privati non erano tenuti ad apporre i cartelli informativi, né a effettuare le designazioni degli incaricati e nemmeno ad adottare obbligatoriamente le misure minime, anche se restava un obbligo di sicurezza ma non di adottare il Disciplinare tecnico in quella materia.

Invece, la decisione della Corte Europea ha, come conseguenza, il fatto che le riprese effettuate in abitazione da un privato, allo scopo di protezione della proprietà e della vita dei conviventi, qualora riprendano aree pubbliche (“public space”), rientrano appieno nell’ambito di applicazione della normativa sulla Privacy.

Sempre la Corte ha precisato che, per il caso in questione, deve tenersi conto dell’art. 7(f) della Direttiva, che consente di evitare l’obbligo di ottenere il consenso se il trattamento (cioè, le riprese) è necessario per il perseguimento dell’interesse legittimo del titolare, a condizione che non prevalgano l’interesse o i diritti e le libertà fondamentali degli interessati.

In Italia, il Garante ha già adottato un provvedimento di bilanciamento degli interessi, quindi il consenso non è necessario, qualora il trattamento (anche di privati ma che riprendano la pubblica via) sia effettuato “nell’intento di perseguire un legittimo interesse del titolare o di un terzo attraverso la raccolta di mezzi di prova o perseguendo fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo …”.

Tutto a posto? Niente affatto, le conseguenze sono vastissime!

Nei fatti sono rare le telecamere che riprendono solo zone private, mentre nella maggior parte dei casi gli obiettivi inquadrano il perimetro esterno e l’accesso dalla pubblica via. In tutti quei casi, pertanto, l’interpretazione della Corte Europea fa si che la normativa sia immediatamente applicabile.

Va ricordato che sempre il Provvedimento generale ricorda che per riprendere “…aree esterne ad edifici e immobili… resta fermo che il trattamento debba essere effettuato con modalità tali da limitare l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere, evitando, per quanto possibile, la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti…”, ma questa regola va applicata solo a chi rispetta e applica la normativa sulla Privacy, mentre negli altri casi le riprese debbono avvenire esclusivamente in ambito privato.

Le conseguenze di questa impostazione saranno vastissime, tanto più già si ipotizza che altre autorità della Privacy di altri paesi europei (non quella italiana), dovranno rivedere le loro linee guida a suo tempo emanate in materia. Una casistica differente, invece, riguarda l’ipotesi delle investigazioni difensive, in realtà riconducibile proprio al caso concreto che ha scatenato l’intervento del Garante Ceco e, di riflesso, il ricorso alla Corte Europea.

Infatti, in caso di investigazione il problema non è il consenso ma l’esenzione dall’informativa, poiche non sarebbe possibile investigare se si dovesse informare prima l’interessato.

Da questo punto di vista, però, l’impostazione introdotta dalla Corte Europea di Giustizia, seppure non bene specificata, fa ritenere che l’esenzione (in realtà, ritardo) dall’informativa sia consentito, così come già previsto dalla Direttiva 45/96 e dalla normativa italiana.

In passato, però, il Codice di deontologia sulla investigazioni difensive non menzionava l’utilizzo della videosorveglianza, né queste ultime erano previste dal Provvedimento generale, quindi era dubbio se l’uso delle telecamere fosse consentito agli investigatori.

Oggi, con la deliberazione della Corte europea, è possibile ritenere che l’uso delle telecamere sia consentito, sempre tenute ferme le altre norme che limitano il ricorso a strumenti invasivi come di sorveglianza, fino a vietarlo come, ad es., il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis del Codice Penale).

I consulenti e il personale di Adeia Consulting sono a disposizione per ogni chiarimento!

Aldo  Agostini