Un recente e complesso Provvedimento del Garante della Privacy, che vi riassumiamo negli aspetti più interessanti, ha affrontato due differenti aspetti concreti relativi ad una azienda pubbblica di trasporti, che ha subito un controllo del Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza a settembre 2013.

Il primo riguarda il caso di un dipendente, dirigente sindacale, che ha spostato verso l’alto le telecamere di un impianto di videosorveglianza, peraltro installato previa autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro, ai sensi dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/70).

Il secondo riguarda l’installazione di un sistema di rilevazione satellitare e di rilevazione dei principali parametri di comportamento degli autisti, senza la medesima autorizzazione ex art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, che sarebbe stato installato per obbligo stabilito dal “contratto per l’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma” a livello regionale in materia, nonchè per gestire la qualità del servizio, ulteriori funzioni organizzative e produttive e, in alcuni casi, anche per contestazioni disciplinari.

Partiamo proprio da secondo caso, nel quale il Garante ha precisato che la necessità di ottemperare alle richieste del citato contratto non fa venire meno l’obbligo di attivare “le procedure di garanzia … previste (accordo con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in difetto di accordo, autorizzazione rilasciata dalla competente Direzione Territoriale del Lavoro)”.

Ne sarà conseguita la denuncia all’A.G. da parte della Guardia di Finanza (estinguibile con il pagamento di una ammenda), nonchè il divieto di utilizzo dei dati fino all’ottemperanza alle disposzioni dello Statuto dei Lavoratori.
Rimandiamo al primo caso, invece, circa le contestazioni disciplinari, perchè comune al primo (quello sulla videosorveglianza), del quale vi parleremo tra poco.

Ancora, sono state perviste ulteriori misure, quali l’obbligo si stabilire il tempo di conservazione dei dati.

Inoltre, il Garante ha prescritto l’obbligo di provvedere alla informativa anche semplificata per la geolocalizzazione attraverso vetrofania, come da Provvedimento Generale in materia, e alla notificazione, che non era stata effettuata (le relative sanzioni amministrative verranno irrogate più avanti).

GeolocalWeb

Il primo caso è ancora più interessante.

Risulta accertato, infatti, che il sistema di videosorveglianza è stato correttamente installato per “tutelare il patrimonio aziendale ed i beni di terzinonché per finalità di sicurezza, dato che è presente in struttura un impianto di rifornimento del metano ed un impianto di rifornimento di gasolio” e che è stata regolarmente ottenuta (solo per le telecamere) l’autorizzazione della DTL che, quindi, è esistente e in vigore.

Risulterebbe accertato, inoltre, che un dipendente (dirigente sindacale) avrebbe manomesso le telecamere, spostandole verso l’alto, e sarebbe anche entrato con la sua autovettura in un’area vietata.

In conseguenza sarebbe scattata una contestazione disciplinare.

Ma l’Autorità ha ritenuto che  “eventuali operazioni di trattamento effettuate allo scopo ulteriore di contestare illeciti disciplinari ai dipendenti non siano conformi al principio di finalità del trattamento” e che “tali ulteriori trattamenti non siano altresì conformi alla disciplina posta in materia di controllo a distanza dei dipendenti, posto che, secondo quanto chiarito dal Garante, “non devono essere effettuate riprese al fine di verificare […] la correttezza nell’esecuzione della prestazione lavorativa” (cfr. provvedimento 8.4.2010 cit., punto 4.1)”.

Ora, che le contestazioni disciplinari ai dipendenti, sia nel caso della geolocalizzazione che in quello della sosta vietata, fossero assolutamente non conformi al dettato dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori non vi sono dubbi, venedosi a configurare un controllo a distanza dei lavoratori mentre mancano le finalità produttive, organizzative o di sicurezza sul lavoro. Ma ci permettiamo, invece, di sollevare una forte perplessità per il caso delle telecamere spostate, sotto due duplici aspetti.

In primo luogo perchè la giurisprudenza in tema di controlli difensivi, sia pure in vario modo (qui e qui alcune informazioni), ha sempre ritenuto legittime le riprese dei lavoratori relative a condotte ultronee all’adempimento degli obblighi contrattuali, quali il rubare o il tenere altri comportamenti illegali.

Da questo punto di vista il datore di lavoro non avrebbe, probabilmente, dovuto procedere con una contestazione sindacale, ma al licenziamento per giusta causa, sempre nell’ambito delle finalità organizzative, cioè di protezione del patrimonio aziendale, venedosi a configurare la condotta del dipendente come assolutamente incompatibile con l’obbligo di diligenza di cui all’art. 2104 del Codice Civile, configurandosi come una insubordinazione.

In secondo luogo, perchè l’azienda ha individuato, come finalità, anche quelle di sicurezza sul lavoro. Questo costituisce un obbligo del lavoratore ai sensi dell’art. 20 del TU 81/08 e, in particolare, a “utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro … nonché i dispositivi di sicurezza”. Anche in questo caso venendosi a configurare un comportamento doloso e, quindi, gravemente insubordinato.

Il Provvedimento del Garante, invece, non fornisce alcuna informazione sul perchè non sono state prese in considerazione dette ipotesi e, come conseguenza, l’esito sarà quello di aprire il varco a interpretazioni restrittive della facoltà di tutela del datore di lavoro rispetto a comportamenti palesemente antisociali nei luoghi di lavoro.

Ne consegue che, in futuro, i titolari del trattamento dovranno prestare più attenzione alla esatta configurazione delle finalità del trattamento (ad es.: la tutela di un diritto in sede giudiziaria) e, qualora ritenuto utile, alle finalità di sicurezza sul lavoro.

I consulenti e i tecnci di Adeia Consulting restano a disposizione per ogni chiarimento