Ormai è noto a tutti che il 13 maggio la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il DM 56/2015 che ha emendato il precedente Decreto Ministeriale 269 del 2010. Sorprendentemente, le modifiche non sono state oggetto di commento da parte dei siti specializzati, anche se alcuni aspetti hanno una certa rilevanza.

Brevemente, ne ricordiamo alcuni:

– il fatto che anche la geolocalizzazione con allertamento diretto del privato venga ricompresa nella vigilanza;

– il rilascio di un tesserino alle guardie giurate, in linea con le previsioni (ancora inattuate) che riguardano gli investigatori;

– in generale, un aumento della potestà discrezionale degli organi burocratici (da questo punto di vista ci sembra una parziale marcia indietro) e, nello specifico:

  • la necessità di documentare le estensioni territoriali delle licenze;
  • l’esclusione degli istituti di vigilanza in caso di esposizioni debitorie con le tasse e gli oneri previdenziali;
  • l’obbligo di rilascio delle licenze “in nome e per conto” delle persone giuridiche;
  • la facoltà dei questori di impartire ulteriori istruzioni tecniche agli istituti di vigilanza;
Minintern

Il logo del sito web del Ministero dell’Interno

– la concentrazione nella sede operativa della centrale operativa, sempre nella Vigilanza;

– la modifica e/o ulteriore precisazione delle norme tecniche previste, quali la UNI EN 1522, 1523 e 1063, nonché la CEI 50518 (quest’ultima al posto della 11068 che sta per essere cancellata);

– l’introduzione del regime del comodato d’uso per le armi per i servizi antipirateria, seppure in maniera insufficiente a regolamentare la materia, per i quali sono state previste anche alcune esenzioni dalle specifiche tecniche dovute alla particolarità del servizio richiesto;

– l’obbligo di adottare ulteriori misure di sicurezza in tema di monitoraggio delle attività svolte nelle centrali operative, nonché di miglioramento delle comunicazioni ;

– un sostanziale aumento delle soglie per i valori trasportati per le scorte valori, accompagnate da misure più precise;

– un migliormento dei requisiti di formazione del personale in tema di investigazioni, dove sono stati precisati numerosi aspetti che davano luogo a difficoltà interpretative;

– una definizione più generica dei requisiti necessari nelle sedi dove si svolgono le investigazioni.

Tra tutte spicca, nel settore della vigilanza, un imponente innalzamento degli importi delle cauzioni da prestare, che ha causato più di un mal di pancia nel settore.

Tutto qui? Si, anche se va ricordato che il processo di certificazione degli istituti è ancora in atto e che per le investigazioni sono ancora attesi diversi decreti attuativi. Va comunque riconosciuto al Ministero dell’Interno e al Dipartimento della Pubblica Sicurezza di avere operato bene e abbastanza rapidamente nella riforma del tradizionale sistema della vigilanza e investigazioni. E con coraggio e spirito di innovazione (qui la nostra opinione).

Ma a nostro parere questo non basta.

Lo scenario nazionale in tema di Sicurezza sta evolvendosi molto rapidamente ed è fonte di preoccupazioni che non è nemmeno il caso di enunciare.

A fronte di questo, il concetto tradizionale della fornitura di servizi di vigilanza per la tutela dei beni, seppure ormai estesa alle esigenze della sicurezza sussidiaria e complementare, non è più sufficiente.

Qualcosa si fa, ma non è sufficiente. E’ noto che il Ministero dell’Interno sta seriamente valutando se aprire ai servizi di sicurezza offerti alle persone (le c.d. scorte – 1000 a 1 che verranno affidati alla vigilanza e non agli investigatori…), ma a nostro modo di vedere esistono almeno tre settori che richiedono un approfondimento, in campi ben più ampi rispetto alle anguste regole del DM 269/10.

Il primo riguarda la necessità di aprire/regolamentare forme nuove di fornitura di servizi di intelligence privata (qui una proposta più strutturata, qui un caso all’estero), casomai in ambito associativo o consortile, per la difesa da fenomeni criminali dove spesso non arrivano le forze dell’Ordine per carenze di organico o scelte dettate dalle priorità.

Ci riferiamo, per esempio, al fenomeno del taccheggio, che da anni ha assunto proporzioni gigantesche, senza che sia possibile coordinare le informazioni provenienti dalle varie catene commerciali, sì che la stessa banda di malfattori possa reiterare gli stessi reati (spesso con conseguenze gravi) su tutto il territorio nazionale e verso marchi similari, senza che sia possibile comparare e mettere a fattor comune le informazioni acquisite, se del caso proponendo alle forze di Polizia le informazioni utili per concretizzare, in breve, l’azione investigativa.

Il secondo caso, riguarda il ruolo dei security manager e dei servizi di protezione aziendale. Se, infatti, la UNI 10459 sul professionista della Security aziendale (quindi la persona singola) è stata varata, mancano ne norme di processo che elevino la Security aziendale a un vero e proprio settore specifico. Eppure l’art. 133 del TULPS prevde testualmente che “Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono destinare guardie particolari alla vigilanza o custodia delle loro proprietà mobiliari od immobiliari“.

Questo aspetto della normativa è stato sostanzialmente dimenticato dal DM 269 (anche se rivisto), che si è dedicato agli istituti di vigilanza e di investigazione. Invece crediamo necessario definire le caratteristiche di queste guardie particolari che che possono operare direttamente all’interno dell’azienda ma conservare la funzione di incaricato di pubblico servizio, fino alla verbalizzazione di quanto dovuto fino a prova contraria (art. 255, comma due, del Reg. TULPS).

Ma questo non basta. E’ noto, infatti, che l’art. 2 dello Statuto dei Lavoratori vieta il controllo dei dipendenti a mezzo delle Guardie Giurate. Pertanto nei servizi di Loss Prevention deve essere utilizzato personale specializzato non in possesso della qualifica a GPG, oltre al necessario apporto degli istituti investigativi esterni, anche in attività molto delicate (qui un caso).

Ma come integrare tutto questo in un unico servizio di Loss Prevention aziendale che sia tutelato dalla normativa vigente? Eppure i risultati si vedono. Di recente (ma non è l’unico caso), l’opera di una struttura di questo tipo ha portato alla scoperta, in collaborazione sinergica con le forze di Polizia e un Istituto di vigilanza coinvolto, di un comportamento criminale che stava causando numerosi danni all’azienda.

Dunque è bene che quando prima si definiscano le competenze e il ruolo dei servizi di Security aziendali.

Last but not least, il terzo riguarda la revisione dei servizi di portierato, che allo stato non sono normati e sono completamente esclusi dalla normativa in tema di Sicurezza Pubblica, pure essendo paradossale la circostanza che, “stricti ius”, ogni servizio di portineria dovrebbe essere svolto solo dalla vigilanza, ovvero si rischi di scivolare nell’illegalità. Urge definire e normare la fornitura di servzi “a bassa intensità” che non abbiano i costi e le complessità della vigilanza giurata, senza che ai servizi di portineria vengano collocati personaggi con una lunga fedina penale, come può accadere oggi (qui un commento).

Il Paese è di fronte a fenomeni criminali molto rapidi, preoccupanti, densi di incognite sul futuro. Anticipiamo i tempi, non restiamo indietro!

N.b.: articolo pubblicato anche sul sito di Prevenzione Rapine e Furti, con il titolo di “Modifiche al DM 269. Bene, ma serve di più“.

A cura di Aldo Agostini