La Gazzetta Ufficiale, già l’11 maggio, ha pubblicato le modifiche al DM 269/10 sulla vigilanza e investigazioni.

Soprattutto per la vigilanza ci sono differenti aspetti che sono stati rivisti. E’ un argomento sul quale Adeia Consulting tornerà in futuro.

Da subito affrontiamo un tema meno noto ma molto rilevante, cioè quello della Compliance. In particolare, il rapporto tra normativa Privacy e DM 269 aggiornato, in relazione alle tecnologie di Security.

La revisione, infatti, per il mondo della vigilanza prevede:
– i servizi di localizzazione satellitare di autoveicoli, che prevedano il solo allertamento del proprietario del bene (art. 3, lettera e);
– il fatto che il caveau deve essere munito di impianto di allarme e di impianto di videosorveglianza (all. D, punto 3.i);
– il fatto che la Centrale Operativa debba monitorare la posizione dei trasporto valori mediante geolocalizzazione ((all. D, punto 3.l.2);
– il fatto che il centralino telefonico debba registrare le comunicazioni (All. E, tipologie A, B e C).

Oltre, ovviamente, a quanto è già prevsito già dalla riforma del Regolamento del TUPLS (Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza) come l’obbligo di munirsi di licenza per l’attività di video-sorveglianza (art. 257ter, terzo comma).

Tutti questi aspetti sono direttamente connessi all’applicazione della normativa sulla Privacy (videosorveglianza, geolocalizzazione, comunicazioni audio) e dello Statuto dei Lavoratori (art. 4 sul controllo a distanza, che richiede un accordo sindacale o l’autorizzazione della DTL).

Nonostante la rilevanza della materia, gli istituti di vigilanza si sono principalmente concentrati sulle novità del TULPS, del DM 269 e del processo di certificazione, così sottovalutando la rilevanza della materia.

Ne deriva, purtroppo, il rischio di contestazioni e sanzioni pesanti, tanto più che il Provvedimento generale sulla videosorveglianza del 2010, quasi coevo alla prima versione del DM 269, ha introdotto numerosi obblighi per la vigilanza, a partire dall’inclusione della categoria dei sistemi integrati di videosorveglianza.

Tanto più che il moltiplicarsi della normativa in tema di vigilanza ha avuto l’effetto di mettere ordine nella materia, da un lato, ma di moltiplicare gli obblighi, dall’altro.

Così è capitato che in istituto di vigilanza sia stato recentemente sanzionato per le violazioni dello Statuto dei Lavoratori, per avere realizzato un sistema di geolocalizzazione dei mezzi, senza avere notificato tale obbligo al Garante.

Ma non finisce qui. Il Garante, in più casi, ha già ricordato che:
– gli istituti di vigilanza vanno nominati responsabili del trattamento anche quando le loro GPG (Guardie Particolari Giurate) operano presso le centrali operative dei clienti e sono stati designati del trattamento (qui un caso), ovvero quando non lo sono (qui un caso commentato);
– sempre gli istituti di vigilanza debbono munirsi di autonoma autorizzazione ai sensi dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori ogni qualvolta le GPG lavorano presso i clienti, quando queste ultime visionando le immagini che riprendono se stesse (in pratica: dei lavoratori visionano le immagini che possono anche riprenderle, l’appaltatore deve munirsi di apposita autorizzazione, a prescindere dall’autorizzazione che, casomai, deve richiedere l’appaltante se riprende i propri lavoratori – qui il caso).

Più in generale, è noto che l’Autorità Garante è già intervenuta sulla materia e, in futuro, probabilmente si ripeteranno dei controlli generalizzati.

La conseguenza è ovvia: mettersi in ordine oggi, può risparmiare le pesanti sanzioni nelle quali stanno continuamente incorrendo altri soggetti interessati.

A cura di Aldo Agostini, Senior Auditor di Adeia Consulting

I consulenti e i tecnici di Adeia Consulting restano a disposizione per ogni chiarimento