Volentieri, riportiamo l’articolo apparso su Prevenzione Rapine e Furti.

Modelli americani e mediterranei. Dove vanno la Giustizia e la Sicurezza?

11 set 2014

In questi giorni i mass media hanno riferito spesso dei “mal di pancia” (a dir poco) dei sindacati delle forze dell’Ordine, sul rinnovo dei contratti, e dell’Associazione dei Magistrati, sulla riforma della Giustizia. Partiamo dal fatto che è grave che alcune sigle sindacali abbiano minacciato lo sciopero dei poliziotti, trattandosi di una condotta illegale sanzionata penalmente che sfiora modelli latino-americani non propri delle democrazie occidentali. Per gentilezza, li definiremo “mediterranei”. Aggiungiamo un’altra considerazione delicata. TIFOSICi chiediamo se l’importo di € 1.450,00 mensili netti in tasca ad un giovane agente appena assunto possa essere effettivamente lamentato come basso, posto che il trattamento, nel corso della carriera, passa ben oltre i 2.000,00. Questo in proporzione con le condizioni della retribuzione nel settore privato, generalmente ben più basse rispetto a quello pubblico, senza tenere conto di una serie di garanzie e benefit che ancora esistono solo per la Pubblica Amministrazione Inoltre, per evitare facili obiezioni, ricordiamo che le somme indicate non si riferiscono alle effettive condizioni di disagio nelle quali lavorano alcuni (non tutti) gli operatori di Polizia in servizio di Ordine Pubblico o in altre diffficili situazioni, in quanto le indennità speciali (Ordine Pubblico, missione, trasferta, ecc.) possono aumentare considerevolmente l’ammontare degli importi complessivamente erogati. Ci domandiamo: in un paese con il tasso di disoccupazione vicino al 15% (quella giovanile sfiora il 50%) e con milioni di lavoratori in cassa integrazione, è accettabile che qualcuno minacci lo scipero della Polizia? Le condizioni degli agenti sono così gravi da spingerli a minacciare, effettivamente, il ricorso a una comportamento sanzionabile penalmente? Passiamo ad un altro argomento. L’Associazione Nazionale Magistrati è intervenuta sul tema (delicatissimo) della Riforma della Giustizia. I magistrati hanno criticato pesantemente aspetti molto rilevanti, quali quelli della prescrizione. Sono temi importantissimi (lo ripetiamo) sui quali, confessiamo, non tutto ci sembra quadrare fino in fondo. I giudici sono pienamente credibili se chiedono, autorevolmente, di rivedere la materia. Ma assieme a questioni fondamentali per il Paese, leggiamo anche che, secondo l’Associazione Magistrati,  sarebbe offensivo che il Governo proponga una riduzione del periodo di ferie legali per la Giustizia e, di rimando, anche per molti magistrati. Viene pure sottolineato che uno dei temi fondamentali sarebbe quello delle risorse (aggiuntive, con più costi per il contribuente), nel senso che debbono essere immesse più unità di personale. Ora, invitiamo chiunque a farsi una passeggiata (si fa per dire) presso le sedi dei tribunali delle maggiori città. A osservare il tono e i comportamenti del personale civile dei palazzi di Giustizia. A bussare dietro una porta, che corrisponde ad un ufficio aperto al pubblico. A controllare l’orario di inizio di qualsiasi udienza in Tribunale. Non serve altro per comprendere quanta negligenza venga impunemente esibita e senza pudori. Il comportamento negativo non è di tutti, certo, ma purtroppo di molti. Precisiamo che non intendiamo unirci al coro delle critiche qualunquiste, faziose e calunniose spesso dirette alla Magistratura, alla quale va la nostra concreta solidarietà.  Così come vogliamo esprimere la nostra riconoscenza per l’operato delle Forze di Polizia, i cui operatori svolgono un mestiere importantissimo e molto bello, ma spesso pesante e misconosciuto, che chi scrive ha personalmente svolto per vent’anni e con orgoglio. Però intendiamo rivolgere una educata ma ferma domanda, assieme a un invito, a tutti gli operatori della Giustizia, siano essi magistrati o poliziotti: non credete che questi comportamenti danneggiano gravemente i vostri stessi interessi, oltre quelli della Nazione? Non è il caso di parlare delle cose da fare e non di rivendicazioni sindacali? In conclusione, ci permettiamo di segnalare a tutti una notizia che viene dagli Stati Uniti. Non si tratta, certo, di una novità, ma nel panorama italiano un fatto come questo sarebbe impossibile. Fa riflettere e ve lo proponiamo, abbinandola al conflitto tra Governo, Magistratura e Polizia. Partiamo dall’inizio, riferendovi di un articolo apparso a luglio scorso sul Los Angeles Times a cura di Laura J. Nelson, che riguarda un modello diverso, che diremmo anglosassone e soprattutto Nord americano. Su incarico dalla Metropolitan Transportation Authority, una società indipendente ha effettuato un audit, sull’operato del Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Los Angeles, al quale è affidato il servizio di sorveglianza dei transiti in metropolitana e sui mezzi pubblici. L’esito dell’audit ha evidenziato che quel Dipartimento ha fallito gli obiettivi previsti. In particolare, la “Transit Police” doveva raggiungere precisi obiettivi sulla  riduzione del crimine violento, rispettare i tempi di intervento in caso di emergenza e ottenere la riduzione della percentuale di “portoghesi” che viaggiano gratis. Sempre il Dipartimento doveva ridurre il totale dei crimini commessi dell’8% all’anno, ma il totale delle aggressioni violente è cresciuto del 12,5% nel 2012 e dell’8,5 nel 2013. Per un periodo di 4 anni, le aggressioni gravi sono cresciute del 75% e le rapine del 43%. Ancora, l’audit ha scoperto che i tempi di intervento previsti contrattualmente venivano conteggiati non al momento della chiamata di allarme, ma solo a quello della comunicazione alle forze di Polizia. La conseguenza è stata che i circa 100 operatori di polizia che vigilano sui i trasporti pubblici sono finiti sotto osservazione. Al termine del periodo e nonraggiunti i target, l’ufficio della Contea dello Sceriffo di Los Angeles rischia di perdere il contratto. In prospettiva i lavoratori (poliziotti) rischiano il posto. E non si tratta di una minaccia a vuoto: nel 2003 il Dipartimento di Polizia (che è un ente diverso da quello dello Sceriffo), aveva già perso quel contratto. Ribadiamo: è un caso sul quale invitiamo a meditare, nell’interesse del Paese. Aldo Agostini